Sardegna Skinheads
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I 400 sardi di salò: Una storia dimenticata.Fra il 1943 e il 1945, inquadrata nelle forze armate della repubblica di Salò, fu attiva una formazione "etnica" oggi quasi totalmente dimenticata, composta interamente da combattenti isolani. A dar vita all'unità era stato un missionario saverino di San Gavino Padre Luciano Usai, pluridecorato cappellano militare che aveva prestato servizio in Africa Settentrionale al seguito del celebre 31° reggimento gustatori. Giunto a Civitavecchia nei giorni convulsi dell'armistizio a lo scopo di trovasi un imbarco per la Sardegna, il religioso in grigio verde si era imbattuto in un folto numero di soldati sardi sbandati, molti dei quali al suo tempo inquadrati nella divisone "Sassari". Risoluto nell'intento di trovare una dignitosa via d'uscita, si era recato al comando di Kesselring, a Frascati. Dopo molte insistenze, facendo valere la croce di ferro coferitagli da Romel in Africa, era riuscito a strappare ai tedeschi un lasciapassare e la concessione di otto camion con il quale caricare il vestiario ed alimenti. Il centro militare di Capranica fu trasformato in un attrezzato nucleo di raccolta per militari sardi. La notizia della sua apertura fu diffusa mediante opportuni annunci radiofonici e sulla stampa locale. Alla fine di settembre del 1943 si costituiva la Repubblica Sociale Italiana. Fra i componenti del nuovo governo vi era la medaglia d'Oro Francesco Maria Barracu di Santu Lussurgiu nominato da Mussolini sottosegretario alla presidenza del consiglio. Questo buon amico di Padre Usai, ebbe l'idea di costruire un unità composta interamente da sardi, da scegliere tra coloro che avessero espresso la volontà di continuare la gurra accanto ai tedeschi. Prendeva così forma il battaglione Volontari di Sardegna "Giovanni Maria Angioy" significativamente intitolato al coraggioso leader rivoluzionario Sardo, che fu alla guida di un vigoroso movimento insurrezionale contro i privilegi feudali e alfiere del rinnovava mento sociale durante il duro dominio sabaudo. Al comando della neonata formazione fu messo un ottimo ufficiale, il colonnello Bartolomeo Fronteddu di Orani, che aveva perduto un braccio sul carso durante la Prima guerra mondiale. Anch'egli era ben conosciuto da Barracu che lo aveva voluto distaccato al suo ministero. Padre Usai ebbe invece l'incarico di cappellano militare del battaglione. La peculiarità etnica del reparto era chiaramente espressa dagli inediti distintivi che probabilmente lo stesso Barraccu aveva contribuito a scegliere. come assodato dal ritrovamento, le mostrine recavano i colori della Brigata "Sassari" associati allo scudo dei quattro mori, caricato al centro con una stelletta, tradizionalmente emblema della forze armate italiane. Eloquente anche la simbologia prescelta per il fregio del berretto: due arresojas (caratteristico coltello sardo a serramanico) incrociate su di un fascio sormontato da una testa di morto. La nuova formazione della Rsi non mancò di solleticare l'interesse dei tedeschi. Pochi mesi dopo la rivista Signal dedicò all'Angioy la copertina ed un lungo servizio. Ai primi di novembre il battaglione si trasferiva a Roma, occupando un piano del palazzo Salviati, sede della scuola militare. Qui si completavano gli organici, in tutto 250 uomini che diventarono 400 entro il mese successivo. Ai primi del dicembre 1943 il Battaglione si trasferì a Cremona, raggiungendo quindi Villa Opcina, alle porte di Trieste combattendo eroicamente contro le orde slave affiancando alcune divisioni delle Waffe SS. La divisione Angioy seguitò ad operare a Fiume e a Pola in azioni contro le formazioni partigiane di Tito. Proprio a Fiume nel 1944, su iniziativa di Barraccu, padre Usai scelse un gruppo si volontari destinati ad essere paracadutati con lui in Sardegna allo scopo di compiere una serie di sabotaggi contro gli anglo-americani che occupavano l'isola. Il progetto non avrà successo poiché in breve saranno tutti catturati e processanti. Padre Usai sfiorò la fucilazione. Condannato a 30 anni, fu internato nel carcere dell'Asinara e liberato nel 1946 grazie alla famosa amnistia di Tagliati. Il 14 agosto del 1944, nel centro di Padova cadeva in un agguato il colonnello Fronteddu, ucciso da un gruppo di gappisti del Partito d'Azione. Il resti dell'Angioy scompariranno in combattimento o dispersi in altre unità. Qualcuna cadrà infoibato nelle orride cavità del Carso. Solo pochi eroi di quel mitico battaglione rivedrà l'agognata Sardegna, chiudendosi per sempre in un sofferto quanto dignitoso silenzio.

